E’ la vita che mi scorre davanti

La notte è silenziosa verso le 4.

Non sento ancora il camion dell’immondizia.

Vuol dire che il giorno ancora dorme.

Sento rumori lenti.

Costanti.

E’ la vita che mi scorre davanti

 

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un punto bianco

 
 
 
Un punto nero presi con la mano.
Potei sembrare morto, è così strano!
Di petto caddi a terra senza senso.
Che il nulla sconsolato fu più intenso.
 
La guancia sul mattone infreddolita,
nemmeno più pensai se fu finita.
Un occhio si riaprì nei miei pensieri,
per proiettare gli attimi di ieri.
 
 
Rividi delle foto che scattai.
Ne vidi poi delle altre viste mai.
Fu allora che col piglio di un barbone,
cercai quel punto bianco in un secchione.
 
 
La mano al mio risveglio infreddolita,
nemmeno più un puntino tra le dita.
Non fosse che per caso ritrovai,
quel punto bianco in tasca visto mai.
 
 
 
 
 
 
barbone
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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E che ti vuoi inventare

 
Squilla un telefono di la, ma non mi va di rispondere.
Lo squillo è un avviso, soltanto un avviso che ti stanno cercando.
Non è obbligatorio rispondere.
Se risquilla non fa nulla. Di certo non rispondo solo per dire che ho capito che mi cercavano.
Anzi, più ci penso e più mi convinco che è giusto lasciarlo squillare e starsene beati.
Poi se hai una casa grande che te lo dico a fare. Le corse ogni volta.
Arrivi, dici Pronto e già ti rode il culo, quindi suonasse.
Che non suonasse troppo però sennò mi roderebbe il culo lo stesso.
Forse invento la suoneria silenziosa per telefono fisso.
Forse la invento.
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Parole che puzzano di piedi

 
 
E’ una melodia di suoni che mi piace ascoltare.
Suono e sono un compositore melodico da tastiera di pc.
Faccio come mi pare e batto i tasti a formare parole come mi pare.
Sono un virtuoso della tastiera da pc, si.
Torniamo un pò indietro ammesso che ci sia un interlocutore al quale rivolgermi.
Sono un feticista del blog.
Mi piace sporcarlo di parole che puzzano di piedi.
Mi viene in mente una striscia curva su un foglio bianco.
Sfumata, puzzolente, nera.
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La medaglia d’oro

 
 
 
Sospeso, come in volo una cicala,
la lezione esagerata di un ragazzo in una scuola.
A terra, come verme solitario,
la reazione della pancia ad una nota sul diario.
Vivo, come morto che fa finta,
la medaglia fatta d’oro dell’atleta che l’ha vinta.
 
 
 
 
 
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I paletti gialli

 
 
 
Bambini di 12 anni vedo dalla panchina…tirano dei calci al pallone..dicono spesso mister o "a mi"..ti guardano con la voglia di imparare..sabato Stefano ha preso un goal nel primo tempo…era saltato in alto gridando "è mia" e aveva bucato la presa…pianto. Alessandro subiva un fallo in difesa…subito una borraccia d’acqua..ma una mano alla tempia continua..fuori..pianto. Mirko pianto. In cuor mio da infondere tanto coraggio a questi ragazzi che devono crescere..con le foto di ragazze nude sul cellulare e la videocamera..che scherzano da adulti ma che piangono da bambini.
La palla l’hai ciccata perchè avevi il sole in faccia..e tu Alessandro piangi per lo spavento..non hai nulla.
Mirko non piangere..vai a fare goal.
Mister ma a che campo giochiamo..mister perchè hai la tuta del livorno giocavi col livorno? Mister ma giocavi in panchina col livorno? Io ho sempre giocato titolare perchè ero amico del mister…quindi se vuoi giocare anche tu diventa amico mio.
E l’odore dell’erba del campo da gioco quando tutti se ne vanno si mischia ai paletti gialli con la vite sotto che per allenarci conficchiamo sulla stessa terra..gli stessi paletti che quei ragazzi aggirano per diventare grandi.
 
 
 
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